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Spazio AGRICOLTURA |
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Nell'angolo agricoltura vi sono molti oggetti che i nostri nonni usavano quotidianamente, ma che oggi sono stati dimenticati in quanto sostituiti da nuove attrezzature e macchinari moderni. Il "pezzo" più importante è l'aratro, risalente al 1806; è interamente in legno e si compone di più parti: 1)
la
BURE: telaio su cui
sono applicati tutti gli organi dell'aratro; 2)
la
STEGOLA: manico
usato al fine di condurre l'attrezzo agricolo; 3)
il
VOMERE: punta di
ferro o in legno che solca il terreno; 4) i due VERSOI: "lastre" in ferro, collocate posteriormente al vomere che impediscono alla terra di cadere nei solchi. Alcune
volte vi è una rotella guida che rendeva meno faticoso il lavoro al
contadino, permettendogli una migliore conduzione dell'aratro. Questo
attrezzo veniva trainato da animali e collegato ad essi per mezzo di un
giogo. Esso può essere singolo o doppio ed ha una parte in legno
sagomato. È
costituito da quattro elementi: Il
CONGIUNTORE: striscia
di cuoio passante per i fori praticati sulla struttura in legno; Le
ANCOLE: paletti in
legno da attaccare al collo dell'animale per averne un controllo totale; Il
MANICONE: grosso anello
collegato ad altri due anelli in ferro; Attaccato
a questo vi è il TIMONE del carro. La
stessa funzione del giogo è svolta dal LACCIO GIOGALE il quale, però,
ha una struttura diversa. Esso infatti, formato da una catena di ferro e
da strisce di
cuoio, veniva collegato alle corna dei buoi, affinché trasportassero
l'aratro, oppure veniva collegato all'ERPICE. L'erpice era costituito da alcuni parallelepipedi in
legno, collegati tra loro a formare un quadrato con applicate
alcune lame frangizolle in ferro. Ad un lato è fissato, tramite due
ganci, un grosso catenaccio in ferro. Nel
nostro museo c'è anche un altro oggetto che ha una funzione simile a
quella dei due attrezzi precedenti ed è completamente in legno: Ci
sono altri attrezzi molto importanti per l'agricoltura dell'epoca: il
TRIDENTE, il TAGLIAFIENO e la FORCA; il primo è in legno e serviva per
raccogliere il fieno, così come la forca. Il tagliafieno ha una lama a
forma di "luna calante"
e si
utilizzava per tagliare i
fasci di fieno. Il
grano, dopo essere stato trebbiato, veniva posto nell'aia e battuto con
il CORREGGIATO, composto dalla "VETTA" (o CALOCCHIA), il bastone più corto, e dal "MANFANILE", il
bastone più lungo; le due parti sono unite da una CORREGGIA (striscia
di cuoio). Le pannocchie di mais potevano essere sgranate anche con la
SGRANATRICE, un oggetto in metallo in cui si introducevano le
pannocchie. Successivamente i chicchi, separati dalla spiga, venivano
raccolti con delle PALETTE di legno. Queste spesso avevano dei
"rattoppi", a dimostrare che nulla veniva mai
buttato,ma si cercava di riutilizzare tutto. Il grano veniva posto in un
cesto (VAGLIO), alzato ed abbassato velocemente, in modo da
dividere la pula dal chicco grazie all'aria passante tra i vimini. I
chicchi puliti si riponevano quindi in un grosso contenitore cilindrico in ferro:
l'EMINA. Alla base e all'estremità l'emina è delimitata da due
cerchi che rinforzano e tengono unite le sue pareti. Sulla sua
sommità è collocata una traversa di ferro, che fungeva da manico
e da livellatore del prodotto inserito nell'utensile. In
seguito il grano veniva macinato al mulino e la farina si passava nel
setaccio. I SETACCI, con all'esterno un'asta di legno flessibile, a seconda della larghezza dell'intreccio, servivano a dividere i
cereali macinati dai grumi formatisi durante l'operazione precedente. I
cereali, l'erba e i rami degli alberi venivano tagliati usando attrezzi con
manico di legno e lame di metallo, la cui forma variava a seconda della
loro funzione. L'utensile
riservato alla potatura degli alberi è la RONCOLA, la cui parte in ferro
è piuttosto corta; c'è poi la FALCE, che serviva a tagliare l'erba
e i cereali in zone pianeggianti. Per falciare appezzamenti di estensione ridotta si usavano la FALCIOLA e il FALCETTO, con lame più piccole e a forma di mezza luna. I
fasci si legavano mediante dei LEGACOVONI: attrezzi costituiti da
due assi di legno a cui sono fissate delle corde, alcune legate
direttamente, altri passanti attraverso dei fori. Esse venivano poi
legate usando delle SPOLETTE (chiamate MANITENGOLE o CHIAVINE), oggetti in
legno intagliato (lavoro svolto nei mesi invernali) appuntiti ad un'estremità e con uno o due fori dove
venivano inserite le corde dei legacovoni.
Nello
spazio agricoltura ci sono due attrezzi utilizzati per affilare la
falce, la falciola e il falcetto. Il
primo è la COTE (pietra) custodita all'interno del PORTA-COTE, il quale
si attaccava tramite una lingua di cuoio alla cintura del contadino.
Se ne potevano trovare a forma di parallelepipedo o di
cilindro, entrambi con delle decorazioni geometriche sulla
"parete" anteriore. Alcuni
esemplari erano muniti di uno sperone da piantare nel suolo per farli rimanere in posizione verticale.
Il
secondo è l'INCUDINE attrezzo formato da tre parti principali, tutte in
acciaio: la testa, la parte centrale cilindrica e quella inferiore. Sulla
testa c'è in alto un piano a forma quadrato (alla piemontese) o a forma di
"L" (alla francese); la parte centrale presenta un foro verticale attraverso cui passano due bande di ferro
avvolte a spirale, per evitare che l'oggetto sprofondi nella terra. La
parte inferiore è appuntita per permettere una maggiore penetrazione
nel terreno. Vi
sono inoltre altri oggetti che ancora oggi vengono usati quotidianamente
anche se alcuni sono stati modernizzati; tra questi troviamo la ZAPPETTA
e la ZAPPA. La
si usa per lavorare terreni più estesi; la seconda per piccoli
appezzamenti di terreno. Sono costituite da un bastone e da una parte in
ferro ricurva nella zappa e di forma triangolare nella
zappetta. Il terreno veniva rastrellato con il RASTRELLO, costituito da un manico di legno piuttosto lungo, collegato ad una parte orizzontale provvista di denti di ferro o dello stesso materiale. In
inverno l'agricoltore costruiva le MUSERUOLE per i vitelli; si tratta di
oggetti a forma
tronco - conica con tre denti in fil di ferro per evitare che l'animale
mangiasse. In
primavera, invece, veniva effettuata la tosatura con le CESOIE o le
FORBICI per TOSARE entrambi utensili in metallo costituiti da due lame
triangolari raccordate da un anello a "C", che funge da molla.
Infine,
venivano costruiti altri oggetti come le TRAPPOLE per i topi e le FRUSTE
con un manico in legno suddiviso in strisce intrecciate tra loro.
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