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Il Rocciamelone è alto 3.538 m e si trova a soli 34
km dalla pianura. E' posto sulla
città di Susa ed
è interamente in territorio italiano; è ammontato da un ghiacciaio che scende
verso la Francia.
La
parte bassa, sotto i 1200 - 1300 m di quota, è caratterizzato da terreni
alluvionati da ripidi pareti che s'innalzano da esse, per dislivello di circa
800 m . Al di sopra
dei 2500 m, ci sono delle zone accidentate e difficili da percorrere, infatti è
costituito principalmente da alte pareti rocciose e da ripidi ghiaioni spesso
instabili .
Dai
1300 - 1600 ai 2200 - 2500 m di quota è meno accidentato e sono presenti vasti
pendii inclinati, dove si
portano a pascolare gli animali,
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La maggior parte della montagna è coperta da un'estesa formazione di conifere che, al disopra dei 2200 m, cede il posto ai pascoli. Tra i 1000 m e i 1800 m dominano l'abete bianco e l'abete rosso e alcuni cespugli come la roverella . A quote più alte prendono il posto boschi di faggi, larici, cembri e pini silvestri. L'ambiente del bosco e delle radure è l'ideale per diverse specie di turdidi, incluso il merlo dal collare; numerosissimi sono gli esemplari di cince. Tra i mammiferi, sono presenti volpi, scoiattoli, martore, cinghiali, cervi e i caprioli.
In
assenza di grandi predatori (orso, lupo, lince), estinti da queste parti già
alla fine del secolo scorso, i cervi e i cerbiatti sono aumentati notevolmente
di numero .
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Gli antichi abitanti della Valle ritenevano il Rocciamelone una montagna
sacra. Nessuno riusciva a scalarlo e i frequenti fulmini che impressionavano gli
incauti alpinisti, erano ritenuti espressione violenta dell'ira di qualche
divinità.
A Susa, nei pressi dell'arco di Augusto, si trova un altare preistorico sul quale si immolavano le vittime agli Dei e i Vati (indovini) tentavano le previsioni della volontà degli Dei osservando il percorso del sangue attraverso i solchi e le Coppelle della roccia. La prova che questa zona sacra fosse legata in qualche modo al Rocciamelone è data dal fatto che l'Arco di Augusto fu costruito nei pressi di questo altare primitivo, perfettamente in direzione della vetta. Questo particolare non è certamente casuale, perchè altrimenti la direzione dell'Arco sarebbe stata diversa, più in quadro cioè con la vecchia strada. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che il suo nome primitivo fosse quello celtico "ROCK MAOL ". I Celti, popoli antichissimi venuti dall'Oriente, erano soliti stabilire il culto religioso ai monti più alti. Essi diedero il nome alle Alpi che dal vocabolario celtico <<ALP>> significa <<bianco>>. Maol significa sommità e forse questa indicazione prende spunto dalla più antica credenza che lo riteneva il monte più alto d'Europa. Altri studi più recenti, hanno detto che prima dei Celti, gli abitanti del luogo (Liguri), abbiano chiamato il monte <<Roc Mulun>> o << Roc Mulè >>. I Romani la utilizzarono il nome in <<Mons Romuleus >> dedicando la vetta a Giove, trasformandola così in un nuovo Olimpo . Anche il Medio Evo portò la sua impronta e verso il secolo XI il monte viene indicato come <<Monte Rotuleo>>. In cima al Rocciamelone si trova una cappelletta, chiamata cappella - rifugio S. Maria.
Nel 1913 essa fu distrutta a causa di un incendio, così, il Vescovo di Susa Mons. Giuseppe Castelli, e Mons. Tonda pensarono di ricostruire una nuova cappella - rifugio in muratura, in modo che fosse più sicura.
L'Associazione
alpinistica, "Giovane Montagna" nata nel 1914 aderì all'iniziativa.
La prima guerra mondiale, purtroppo,ne impedì la ricostruzione e solo il 15 agosto 1920 Mons. Castelli diede ufficialmente inizio ai lavori. Questa cappella si inserì perfettamente nell'ambiente. Il Vescovo Umberto Rossi, nel 1923, inaugurò e benedisse la cappella in punta al Rocciamelone.
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Il 28 agosto 1895, fu effettuato dalla compagnia di Nostra Signora del Rocciamelone, un pellegrinaggio e, proprio in quella data, nacque l'idea di innalzare una statua in punta alla montagna: questo sarebbe stato il monumento più alto dedicato a Maria. Fu però un'impresa molto impegnativa costruire la statua perchè la cima della montagna arriva ai 3538 m e a quel tempo i sentieri erano poco segnati e bisognava ancora trovare qualcuno che avrebbe pagato il costo dell'opera. Il professore Giovanni Battista Ghirardi che insieme a Monsignor Tonda era membro della Compagnia di Nostra Signora del Rocciamelone, ebbe un'idea: la Madonna doveva essere opera di tutti i bambini d'Italia e non dei ricchi. L'annuncio "Ascoltatemi bambini" scritto sul periodico "Innocenza" si diffuse molto velocemente suscitando esaltazione tra la gente. L'articolo chiedeva ai piccoli lettori di contribuire all'innalzamento della statua della Madonna. L'idea di costruire una statua venne tradotta in realtà dallo scultore Antonio Stuardi che realizzò un modello in gesso nelle dimensioni naturali. La statua venne fusa in bronzo nel maggio del 1899 a Milano e, dato il suo peso 650 kg e la sua altezza 3 m venne divisa in otto pezzi. Nella notte del 26 luglio fu portata da 70 uomini sulla vetta del Rocciamelone e il 27 incominciarono i lavori di scavo nella roccia per gettare le fondamenta del monumento. Il 12 agosto la statua venne collocata sulla vetta e il 28 agosto 1899 avvenne la solenne inaugurazione.
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Un primo racconto, tratto da "Chronican Navalicenese" racconta di un Re, di nome Romuleo o Romolo, che colpito dalla lebbra, cercò rifugio e benessere sul monte oggi conosciuto come Rocciamelone. Come tutti i Re, Romuleo era ricco,molto ricco e non potendo lasciare incustodito il suo patrimonio, lo nascose in una grotta sulla cima della montagna . Molti Valsusini furono attratti dall'idea del tesoro e tentarono di raggiungerlo ma, respinti da un cattivo tempo alimentarono la credenza che fosse difesa dal diavolo in persona. Nella metà del X secolo anche il Conte e Marchese di Torino, Arduino il Glabro, dopo aver sconfitto i Saraceni in Val di Susa e aver fatto costruire il castello di Avigliana, decise di recuperare il mitico tesoro, attratto dalla curiosità e dall'avidità. Pensando che la montagna fosse stregata, salì portando con sé una croce di legno, dell'acqua santa e alcuni sacerdoti. Ovviamente non riuscì a trovare nulla e neppure a raggiungere la cima: questo incrementò la diceria popolare che la vetta fosse sede di diavoli e spiriti maligni.
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Tre sono gli itinerari per raggiungere la vetta : dalla Valle di Susa , da quella di Lanzo e dalla Maurienne, in Francia. Da Susa la salita per il rifugio Cà d'Asti è la più praticata e semplice, tuttavia è possibile arrivare alla vetta del monte passando anche dalla Novalesa: questa è un po' più lunga ma offre bellissimi panorami. Dalla Valle di Lanzo si può scalare il monte partendo dalla Malciaussià per arrivare al Rifugio Talzetti: l'itinerario più alpinistico, da effettuare preferibilmente in due giorni, passando per Colle di Resta, attraverso il Glacier de Rochemelon. E' possibile salire il Rocciamelone anche dall'Haute Maurienne -Besans per il Volon du Ribon, in 6 -7 ore.
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Protagonista della storia del Rocciamelone è Bonifacio Rotario, originario di Asti e appartenente ad una famiglia molto potente . Mentre i Cristiani combattevano sotto lo stemma della Croce, Bonifacio Rotario fu incatenato e minacciato a morte crudele se non rinunciava alla sua fede di Cristiano. Esso si rivolse alla regina del cielo promettendole, che se avesse ricevuto la grazia di essere liberato avrebbe portato un Trittico di bronzo raffigurante la sua immagine, sopra la più alta cima dei monti che circondavano il Piemonte innalzandovi una cappella. La Madonna accettò la sua proposta, ed il prigioniero fu liberato dalle sue catene e poté rivedere la patria. Fedele alla promessa, Rotario, diede inizio ai lavori. Egli però fece un errore di valutazione, infatti, non sono poche le cime che superano in altezza il Rocciamelone. Si crede che abbia scelto questo monte proprio perchè ritenuto Sacro.
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Il trittico in bronzo, anticamente dorato, rappresenta l'immagine della Madonna del Rocciamelone. E' costituita da una lastra centrale, più ampia che tiene unite le lastre laterali. La tavola centrale raffigura Maria seduta su un ampio trono, con una corona in testa e fra le braccia tiene il Bambino Gesù. Nell'anta destra è raffigurato un Santo barbuto, probabilmente S. Giovanni Battista, che presenta alla Madonna un guerriero con le mani giunte in atto di supplica. Esso è sicuramente Bonifacio Rotario. Sull'anta di sinistra si vede S. Giorgio a cavallo avvolto in una armatura che con una lunga lancia trafigge la gola del drago infernale. Nella parte inferiore del Trittico si legge, una scritta latina che si traduce: QUI MI HA PORTATO BONIFACIO ROTARIO, CITTADINO D'ASTI, IN ONORE DEL SIGNORE NOSTRO GESU' CRISTO E DELLA BEATA MARIA VERGINE, NELL'ANNO DEL SIGNORE 1358, IL GIORNO 1° DI SETTEMBRE.
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Quando bufere maestrali
e roboanti epoche in cammino
scavavano nel tempo
le loro impronte
e il sangue delle vittime
copioso rosseggiava
in tristi coppelle,
agli occhi dei druidi,
imponente, dirupo inviolato,
tu dominavi le paure e le speranze.
Sguardi atterriti, imploranti,
fissavano il tuo volto terrificante
di divinità pagana,
<<Roc Mulè>>.
Ma tu sapevi anche di pace
grandiosa e assorta
quando all'occhio
offrivi, in mite stagione,
il tuo spettacolo incomparabile
di immensità appartata
<<Romuleus antiquus>>.
Poi vennero i giorni dell'esplorazione
e i tuoi fianchi conobbero
le carezze, le ferite le soste
e le sorsate di vita dell'uomo.
Ardente ascoltava i tuoi messaggi
il pastore, mentre la luna
nel suo ricercar domani,
vegliava il solitario abituro
e il segreto germinar delle spore.
...E venne da lontano Rotario
e ti elesse, prediletto
tu, esploratore del cielo;
tu, torre inespugnata,
tu, roccaforte della speranza,
e tabernacolo di fede.
Correva l'anno del Signore 1358...
Da allora scomparve per sempre
la congrega del mistero e la tua storia passò agli annali.
Laura Grisa
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25.10.2009 |
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